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giovedì 28 gennaio 2010

BIF&ST Lezione di cinema di Giuliano Montaldo e Daniele Vicari

Da sinistra i registi Daniele Vicari e Giuliano Montaldo e il direttore artistico del festival Felice Laudadio


Faccio prima di tutto una premessa: conoscevo il regista Giuliano Montaldo molto poco prima di incontrarlo a questa lezione di cinema, così ho raccolto un pò di informazioni su internet.
Ho scoperto che è nato nel 1930 e che ha diretto tanti film dai tempi di Fellini, Visconti, Antonioni, Rossellini, De Sica fino ad oggi, lavorando con attori del calibro di Volontè o Lancaster ma anche con Nicolas Cage o Rupert Everett.
Io personalmente lo ricordavo per il film (dalla indimenticabile colonna sonora di Morricone) Sacco e Vanzetti ma anche per la serie televisiva di Rai Uno Marco Polo (di cui da piccola avevo anche un albun delle figurine =)) con un indimenticabile Burt Lancaster.
Presenti alla lezione di oggi, oltre a Montaldo, Daniele Vicari (regista di Velocità Massima o Il passato è una terra straniera) e il direttore artistico del festival Felice Laudadio.
La lezione si è aperta con un omaggio a Riccardo Cucciolla, attore barese, scomparso 10 anni fa, fortemente voluto da Montaldo per la parte del pugliese Nicola Sacco in Sacco e Vanzetti, per cui ha anche vinto la Palma d’oro a Cannes.
Presente in sala anche il nipote di Cucciolla che in un intervento ha chiesto di non dimenticare questo grande attore della nostra terra, magari intitolandogli una strada a Bari.
Seguire questa lezione di Montaldo è stato piacevolissimo: il suo fare istrionico e tutta la sua esperienza cinematografica ha tenuto il pubblico incollato alla sedia dall’inizio alla fine.
Secondo Vicari, Montaldo è stato l’uomo delle ‘prime volte’.
Un suo primato è legato all’alta definizione: il suo corto Arlecchino fu il primo in assoluto ad essere girato in alta definizione e portato in giro per il mondo in diverse rassegne per mostrare questa nuova tecnica.
Inoltre Montaldo fu uno dei primi registi italiani a girare film ad Hollywood come Ad ogni costo e Gli intoccabili.
L’esperienza americana è stata per lui affascinante, dandogli anche tanta credibilità davanti ai produttori, però è voluto tornare in Italia (‘o hai il final cut e quindi hai voce in capitolo o rischi lo stritolamento’).
Persino il suo primo film da attore Achtung! Banditi! e Cronache di poveri amanti ha avuto il primato di essere stato tra i primi ad essere finanziato grazie ad una sottoscrizione popolare.
I cittadini genovesi (avari per definizione) si autotassarono acquistando il biglietto prima dell’inizio delle riprese e permettendo così al regista di portare a termine le riprese.
C’è anche una ‘prima volta’ nella pubblicità: è stato lui ad inventare il salto della staccionata della famosa marca di olio.
Lo stesso film Sacco e Vanzetti ha un primato: quello di essere uno dei primi film che narrano una vicenda americana vissuta da italiani.
In quel caso la difficoltà è stata quella di girare in ambientazioni tipicamente americane (la città di Boston) senza però andare negli Stati Uniti: la soluzione è stata quella di girare a Dublino essendo Boston fondata da irlandesi.
L’effetto è stato talmente realistico che nessuno si è accorto della differenza.
Sacco e Vanzetti ha avuto anche il pregio di aver scatenato la riabilitazione (purtroppo post-mortem) dei due protagonisti: è stato infatti vedendo il film che studenti di legge americani hanno chiesto di riaprire il caso e hanno dimostrato l’innocenza dei due italiani.
La lezione ha avuto anche risvolti comici, con battute rivolte a personaggi dell’attuale governo e c’è stato persino lo spazio per un paio di barzellette.
Ma non è mancato il consiglio ai giovani: scrivere la propria sceneggiatura e imparare a raccontare il film che si vuole girare ai produttori (‘o aspetterete mesi prima che leggano la sceneggiatura’).
Un pò come ha fatto Sergio Leone per il suo per un pugno di dollari: con tanto di rumori di cavalli e pistole fumanti.

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